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Utente: dago2007
...un disco graffiato.
Un disco graffiato...che ancora fa rumore...

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Ovunque andrò - Le Vibrazioni

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Alessandro Assiri
alessandro ...sentirsi attratti dal rimanere crea una sorta di permanenza e l'attenuarsi della distnza passa in ogni istante, dove il crederci è il primo pensiero.

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dago95


venerdì, 27 luglio 2007
dago2007; ; commenti (5)?

Il tempo passa e sono già trascorsi diversi mesida quando Dago se ne è andato, ma la malinconia non abbandona il mio cuore. Non passa giorno in cui non penso a lui, faccio cose che con lui non potevo fare, come una passeggiata in centro a curiosare vetrine, illudendomi che è quello che avrei sempre voluto e non potuto fare.

Illusioni.

 

Dago è ancora ovunque io giri lo sguardo e in ogni posto dove viaggio col pensiero.

 

 







dago2007; ; commenti (2)?

Dago ha sempre avuto un atteggiamento di simpatia nei confronti dei veterinari, non ne ha mai avuto timore, anzi, erano persone nuove da andare a trovare, una fortuna visto che spesso abbiamo avuto bisogno di loro. Oltre alle comuni vaccinazioni anche qualche problema legato inizialmente alle zampe. Più di una volta avevamo notato Dago zoppicare, qualche coccola, un massaggio e via…tutto bene. Col freddo il problema sembrava farsi più serio, anche se a volte, e questo lo avevamo capito, Dago fingeva spudoratamente dolori che non accusava solo per attirare ulteriormente l’attenzione, la zampina protesa nel richiamo, muso implorante e un leggero lamento nella voce, bastava prendere una pallina per farlo giocare che in un attimo tutto passava, a volte però il dolore era reale. Lo portammo a fare una radiografia, non ne voleva sapere di stare fermo…”perché cercano di tenermi immobile? Forse è un gioco che questa nuova persona vuol fare, bene, vediamo chi la vince, io sono più forte”. Alla fine dovettero fargli un’anestesia per poterlo semi addormentare, finalmente avremmo capito che problema aveva: un’artrite ereditaria ancora in fase iniziale, col tempo forse ci sarebbe stata la necessità di operarlo, ci dissero, ma per ora solo qualche cura di supporto per le ossa, condrostress, integratore che preso due volte all’anno gli ha permesso di stare bene ed evitato,  fortunatamente,  anche l’operazione. Lo portammo a casa ancora semi incosciente, che tenerezza vederlo così indifeso! Credo di averlo accarezzato per fargli sentire la nostra presenza fino al suo completo risveglio…come vorrei che fosse accaduto così anche l’ultima volta!







giovedì, 26 luglio 2007
dago2007; ; commenti (1)?

 

Quanto mi manca il mio piccolo grande amore!
Il suo venirmi incontro festoso e carico di affetto. L’accarezzarlo e sentire le sue fusa.
Ogni volta che per lavoro ci dovevamo allontanare da lui erano sempre sofferenze. Quanto abbiamo girato per trovargli un rifugio dove Dago potesse sentirsi bene!
Avevamo trovato per lui un posto bellissimo, una pensione vicino a Ravenna con tanto verde e soprattutto un veterinario che lo controllava costantemente, era sempre una pena lasciarlo lì, ma sapevamo che sarebbe stato bene e mai solo.

 Terminato il lavoro tornavamo a riprenderlo, in quelle circostanze mi faceva sempre il muso e, per farmi sentire più in colpa, mentre scodinzolava con allegria verso Ale con la coda dell’occhio osservava me per essere certo di essere guardato. “Sono felice che siete tornati, ma a te lo voglio far pagare questo abbandono”, sembrava dirmi. Il suo essere sostenuto durava comunque poco, il tempo di qualche grattatina e coccola. Quanto ha amato i nostri amici. Chiunque venisse a trovarci era il benvenuto. Festoso all’inverosimile, per lui l’ospite era sacro e soprattutto suo, effusioni e baci in continuazione, non lo lasciava un momento, nemmeno per farlo andare in bagno.

 Un nostro amico, il Bocia, era terrorizzato dai cani, una paura ancestrale mai riuscita a superare, Dago, con pazienza, riuscì col a tranquillizzarlo e a fargli capire di avere fiducia in lui, fu subito amore ed oggi il Bocia vive con un Labrador.

 Avevamo spesso fatto presupposti su come si sarebbe comportato se uno sconosciuto fosse entrato in casa a nostra insaputa, avrebbe agito come un cane da guardia o fatto festa? Mha!
Una notte d’estate, in vacanza a Milano Marittima, sentimmo rumori provenire dalla sala. “Dago, Dago”, chiamammo più volte, niente. Con attenzione, ci alzammo per vedere cosa stava succedendo. Un cugino di Ale, avendo le chiavi di casa, aveva pensato di passare la notte lì, non conosceva Dago, ma evidentemente non ne aveva paura visto che li trovammo entrambi sul divano in una giocosa lotta, Dago completamente sopra lui lo sbausciava ovunque, si stavano divertendo un mondo. Quel giorno abbiamo capito che Dago non era un cane da difesa, e ne fummo contenti.







dago2007; ; commenti ?

I ricordi legati alle passeggiate in montagna sono tanti. Era poco più che cucciolo quando fece il suo primo ruzzolone da un dirupo, fortunatamente senza riportare alcun danno. Per quel suo dimenare il sedere continuamente, perse l’equilibrio e incominciò a rotolare lungo la discesa, sembrava non dovesse mai fermarsi…dopo il primo attimo di ilarità, preoccupati di quanto stava accadendo, Ale ed io incominciammo a correre per poterlo aiutare. Lo rincontrammo al tornante sotto, baldanzoso come sempre e divertito per la nuova esperienza. E cosa dire di quella volta,  che lasciato libero di correre con un altro boxer suo amico,  sentimmo urla terrorizzate provenire da un prato poco distante da dove eravamo...Un uomo, vista la splendida giornata, aveva pensato bene di prendere un po’ di sole coricato su un plaid,  stava assaporando la pace del posto e il tepore di quel pomeriggio quando si è visto piombare addosso due boxer! Spaventato com’era non riusciva a capire che sia Dago che l’altro erano mossi solo da intenzioni bonarie.  Visto l’uomo per terra quale occasione migliore per salutarlo e giocare saltandogli sopra; “ma perché quelle urla? Non capisce che siamo felici e vogliamo giocare con lui?” A non molto sono valse le scuse e giustificazioni, ripresi i cani al guinzaglio siamo rientrati, scoppiando, non visti, in una sonora risata.







dago2007; ; commenti ?

Dago(059)
Ale ed io abbiamo sempre amato la montagna e il lavoro che facciamo non richiede una residenza specifica, perchè quindi non trasferirci? La montagna piaceva anche a Dago, curioso sempre di scoprire posti ed odori nuovi.
La prima volta che ha visto la neve gli si è avvicinato con precauzione e diffidenza, ma solo dopo pochi attimi…quante corse e salti. Pareva un leprotto quando saltellava in quella magnifica e soffice distesa.
In estate poi non gli sembrava vero potersi rinfrescare nel piccolo torrente di un bosco.
E fu proprio in quel bosco che Dago trovò due cagnolini abbandonati.
Eravamo come sempre in passeggiata quando improvvisamente Dago corse oltre un campo da calcio richiamato da qualcosa. Non capivo, non vedevo nulla di insolito, se non forse, un pupazzo o qualcosa di molto simile. “Dago. Qui!” Inutile, non tornava. Gli feci allora capire che sarei andata io a prenderlo e solo a quel punto mi venne incontro, ma ebbe un atteggiamento che non gli avevo mai visto, col muso mi spingeva e con i denti mi tirava jeans. “Va bene, ho capito, ora ti seguo”. A quel punto li vidi, erano due cuccioli, uno a terra esamine e l’altro che lo leccava cercando di dargli ogni cura necessaria , è ancora così viva quell’ immagine che a distanza di tanti anni mi si stringe nuovamente il cuore. Anche il cucciolo a terra, nonostante fosse sicuramente provato, era vivo, ma cosa potevo fare io a quel punto? Sola e con tre cani? Dago non voleva saperne di lasciarli ed io dovevo chiedere aiuto a qualcuno. Un cucciolo poteva camminare e con l’aiuto di Dago che lo sollecitava e spingeva riuscii a caricalo in macchina, parcheggiata ad un chilometro. Fortunatamente trovai subito il nostro vicino di casa che prontamente mi seguì. Senza Dago, lasciato a casa con Ale e ricaricato il cucciolo andammo a soccorrere l’altro. Ora bisognava trovare al più presto un veterinario. Riuscii a trovarne uno a Cles, a quindici chilometri da dove eravamo. Venti minuti interminabili di montagna. Ma alla fine arrivammo, i cani erano disidratati ed affamati, ma riuscimmo a salvarli ed il merito fu di Dago. Grazie Dago, anche per questo.


Quanti ricordi legati alla montagna!


Alessandro, appassionato di basket, aveva costituito ed allenava una squadra di ragazzini, a volte, quando era al campo, lo raggiungevamo. Pensate che Dago se ne sarebbe stato tranquillo a guardare? La palla era troppo invogliante, e tutti quei bambini!!!
Era sempre in mezzo a loro, in prima linea con i suoi scatti veloci, correva ovunque la palla andasse, felice di partecipare a quel gioco. A distanza di anni, ormai meno atletico, ogni qual volta vedeva un campo con dei ragazzi giocare a basket, tirava verso loro, avrebbe voluto giocare ancora, ma io non mi fidavo a lasciarlo fare, non so se ho fatto bene e un po’ me ne rammarico.
Un’atra cosa che amava particolarmente, anche se la preferita era la coccola sul divano, era una bella escursione nel bosco.

 

I ricordi legati alle passeggiate in montagna sono tanti. Era poco più che cucciolo quando fece il suo primo ruzzolone lungo un dirupo, fortunatamente senza riportarne  danno. Per quel suo dimenare il sedere continuamente, perse l’equilibrio e incominciò a rotolare lungo la discesa, sembrava non dovesse mai fermarsi…dopo il primo attimo di ilarità, preoccupati di quanto stava accadendo, Ale ed io incominciammo a correre per poterlo aiutare. Lo rincontrammo al tornante sotto, baldanzoso come sempre e divertito per la nuova esperienza. E cosa dire di quella volta,  che lasciato libero di correre con un altro boxer suo amico,  sentimmo urla terrorizzate provenire da un prato poco distante da dove eravamo...Un uomo, vista la splendida giornata, aveva pensato bene di prendere un po’ di sole coricato su un plaid,  stava assaporando la pace del posto e il tepore di quel pomeriggio quando si vide piombare addosso due boxer! Spaventato com’era non riusciva a capire che sia Dago che l’altro erano mossi solo da intenzioni bonarie.  Visto l’uomo per terra quale occasione migliore per salutarlo e giocare saltandogli sopra; “ma perché quelle urla? Non capisce che siamo felici e vogliamo giocare con lui?” A non molto sono valse le scuse e giustificazioni, ripresi i cani al guinzaglio siamo rientrati, scoppiando, non visti, in una sonora risata






mercoledì, 25 luglio 2007
dago2007; ; commenti ?

Oggi, 17 febbraio 2007, Dago se ne è andato.
Con la discrezione con la quale è entrato nella mia, nostra, vita ha dovuto riuscirne. Ricordo il giorno che con Ale abbiamo deciso di avere un compagno di vita…a casa di amici, Bruno e Giovanna e Tequila,il loro boxer di un anno che ci riempiva di attenzioni e coccole.
Solo dopo qualche mese nell’ottobre del 1995 Dago è stato posato nelle mie mani.

 Era nato il 29 agosto, ma stato per un po’ con la sua mamma e i suoi fratellini.

 Copriva a mala pena la mano ma già quel piccolo batuffolo riusciva ad infondermi un grande calore. Non voleva dormire solo, come nella sua vita ha mai voluto esserlo, ed è stato così che per qualche tempo ho dormito sul divano, vicino a lui, con la mano a penzoloni per toccarlo e fargli sentire la mia presenza. Velocemente è cresciuto e solo dopo qualche mese il divano è stato suo.
Ha amato la macchina da subito, per fortuna visto che sono rappresentante. La prima volta che siamo andati anche con lui da un cliente, dovendolo lasciare in macchina mentre facevamo vedere il campionario, ci ha riempito il bagagliaio di cacca, il suo modo per farci un dispetto perché era stato lasciato solo, non poteva fare altro perché troppo piccolo per distruggere la macchina, cosa avvenuta pochi mesi dopo,all’incirca intorno ai suoi sei mesi.

 Eravamo a Bologna per una fiera. La macchina parcheggiata in un parking con tanti alberi, all’ombra e con il finestrino abbassato, all’interno la sua copertina e i suoi giochi preferiti, lo abbiamo salutato e solo dopo mezzora sono riuscita per stare ancora un po’ con lui, giretto, e di nuovo un saluto, ci saremmo rivisti dopo un’altra mezzora. Ma quale sorpresa… nell’avvicinarmi intravedevo un cagnolino con intorno tanti coriandoli, la piccola peste era riuscito a staccarne il cielo e con talento lo aveva sbriciolato, io non ci sarei riuscita nemmeno con delle forbici, ma non solo, era già riuscito a mangiucchiare le guarnizioni delle porte, a staccare numerosi fili ed altro ancora. E quel suo sguardo gioioso nel vedermi e nel guardarsi attorno come per dirmi “hai capito che non mi devi lasciare solo?”


Il danno economico è stato tale che abbiamo cambiato auto. A quel punto non abbiamo avuto alternativa e gli abbiamo preso una bella gabbia, grande certo, ma sempre gabbia. Ogni volta mi si stringeva il cuore quando lo facevo entrare anche se a poco a poco ho capito che per lui non era un problema, era la sua cuccia, luogo dove si sentiva sicuro per aspettarci. Prima del compimento del suo primo anno lo abbiamo portato per la prima volta al mare.”Che bella questa distesa di terra morbida nella quale arrotolarmi e sporcarmi per bene, e poi finalmente libero, e quella bella cagnolina da dove sbuca? Bhè io la seguo…”Il mio rincorrerlo e chiamarlo non servì a nulla, in pochi attimi solo un puntino all’orizzonte e a poco a poco nemmeno più le sue orme nella sabbia. È stata la prima volta che ho avuto paura di averlo perso per sempre, e la tenaglia che mi stringeva il cuore era insopportabile. Ho corso e chiamato finchè ho avuto fiato e forze, e la disperazione che leggevo negli occhi di Ale era lo specchio della mia. Con le lacrime agli occhi siamo rientrati a casa, forse ricordando il percorso anche lui ci avrebbe cercato, ma sapevo che non era possibile, era la prima volta che eravamo con lui a Milano Marittima, luogo che col tempo avrebbe conosciuto ed amato, ma che in quella giornata non poteva ricordare. Non potevo stare lì ed aspettare inutilmente, dovevamo riprovarci, e quindi di nuovo giù, al mare.
In primavera il mare assume colori meravigliosi, l’atmosfera è tranquilla il profumo intenso, tutto dà pace. I bagni chiusi e solo quel lento rumoreggiare dell’acqua…e la mia rabbia “nessuno al quale chiedere se aveva visto o sentito” e il mare così minaccioso…, ma cos’era quell’ombra lontana?
Abbiamo corso insieme per rincontrarci. Lui era festoso e felice per la sua bella avventura e sicuramente contento di avermi ritrovata dove lo avevo lasciato, mi è corso incontro con quel mozzicone di coda sempre in movimento e proteso in avanti sulle zampe per potermi abbracciare meglio. “Ma perché hai quell’aria preoccupata? Non vorrai sgridarmi vero? Stai ridendo o piangendo? Bhè io mi sono divertito, e questo posto mi piace proprio” Dopo qualche attimo è arrivata anche la sua compagna che guardandomi sembrava dirmi:”Te lo ho riportato, ma la prossima volta stai attenta, abbine più cura!”. Un saluto veloce e poi di nuovo via.
Quante casa ho cambiato con lui? Innumerevoli.

A Bologna lo accompagnavo spesso in un parco dove poteva correre libero ed è così che ha imparato a socializzare con gli altri cani, giocava instancabilmente con tutti, compreso le loro padrone alle quali richiedeva grattatine e coccole, era un vero divertimento anche se poi per riprenderlo sudavo sette camice, non voleva mai rientrare e non era ubbidiente ai miei richiami. L’amico preferito era un alano che, visto vicino a lui, ancora cucciolo, sembrava più grande di quanto non fosse.
Un giorno, geloso perché l’amico giocava con un altro cucciolo, gli saltò al collo per riceverne le attenzioni, e l’alano, non gradita l’aggressione, per quanto lieve, con una “scossattina “ lo lanciò a terra; un po’ di stupore, ma…”che bello questo nuovo gioco!” Di nuovo alla carica. Caparbio non demordeva mai e spesso l’aveva vinta.
Non ci sono molti posti dove poter lasciare liberi i nostri fedeli amici, che spesso sono costretti a passeggiatine al guinzaglio, da lui non gradito. Quando riuscivamo a trovare uno spazio dove poterlo liberare, per lui era una grande festa.




A Treviso, di fianco alla casa, avevamo un piccolo giardino recintato, quale occasione per fare una bella corsa? Peccato che quel giorno io abbia impiegato quasi tre ore per riprenderlo. Aveva scoperto un nuovo divertimento, mi faceva avvicinare per poi correre via appena arrivavo ad un passo da lui. Non sono servite leccornie, richiami, effusioni, nulla. Il gioco era la cosa più divertente. Mi sono incazzata da morire, ma poca cosa di fronte al disarmante suo ruffianarsi subito dopo per non ricevere una punizione.
Abbiamo pensato a quel punto che per lui e noi sarebbe stato bello trovare una casetta in campagna con un piccolo giardino per essere un po’ liberi, detto fatto, in breve ci siamo trasferiti a Preganziol, piccolo paese vicino a Treviso, in una bella casetta su due piani con un giardino sul davanti ed anche uno spazio aperto sul retro per poterlo far vivere un po’ all’aria aperta e forse abituarlo anche un po’ a stare tranquillo a difesa del suo territorio. Quale illusione! Dago era la nostra ombra, se noi stavamo in giardino, felice lui era con noi, ma appena rientravamo lui era dentro. Amava quella grossa poltrona country acquistata in un negozio di gadget. Una sera lo abbiamo lasciato per prendere un caffé a casa dei nostri vicini, era tranquillamente addormentato sulla poltrona, zampe all’aria e testa a penzoloni, grattatine sulla pancia, un bacio, TV accesa per non farlo sentire solo, e via. Abbiamo aspettato fuori qualche minuto prima di allontanarci per sentire se c’era qualche lamento. Niente. Forse questa volta aveva capito che saremmo presto rientrati e che nulla gli sarebbe successo se ci avesse aspettato a casa buono buono. Poco dopo siamo rientrati, nessun abbaiare, ma la casa…I soprammobili per terra e tutto quanto poteva essere tirato giù, il basculante della porta in legno, semiaperta, distrutto dai suoi morsi. Ancora una volta il piccoletto dispettoso aveva voluto farci capire che di star solo lui non ne voleva proprio sapere! E di nuovo quello sguardo fiero e buffo. E la sua gioia per il nostro rientro…
E’ cresciuto velocemente ed in breve era lui a portarmi in passeggiata. Guinzaglio sempre teso, Braccio allungato, sempre sotto tiro. Più di una volta mi sono ritrovata abbracciata a qualche pianta o palo della luce per trattenerlo dal rincorrere un gatto, animale che non è mai riuscito a sopportare. Ma non sempre c’era un appiglio ed infatti una volta mi sono trovata lunga-distesa, dolorante, sull’asfalto della via, forse vedendomi così si sarebbe fermato, avrebbe provato a soccorrermi, niente. Certo è tornato da me, ma solo quando, col gatto sulla pianta, ha capito che non c’era più niente da fare per prenderlo. “ma cosa fa la mia dada per terra?” sembrava pensare mentre un po’ sbigottito mi guardava.”E’ bella a terra, forse vuole giocare, bhè, io inizio con qualche leccatina”. Tutta “sbausciata”mi sono rialzata. Dago era di nuovo con me.

Tante volte ho pianto, da bimba e ragazzina, perché volevo un cane, ma per mia madre era impensabile averne uno in casa, sporca, ha bisogno di mille attenzioni, impegna e quanto altro ancora, grande era quindi il mio timore quando mi sono presentata a lei con in braccio il nuovo arrivato. Quanti secondi ha impiegato per entrarle nel cuore? UNO, forse. Mio padre poi credo che gli abbia riservato più attenzioni e coccole di quante non ne abbia mai date a me e a mamma.