per non scordare mai...
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Utente: dago2007
...un disco graffiato.
Un disco graffiato...che ancora fa rumore...

una donna, bambina, un'amica

E vado via
per difendermi
ma ovunque andrò
so che io ti penserò
sperando che per te sia identico
Ovunque andrò - Le Vibrazioni

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Alessandro Assiri
alessandro ...sentirsi attratti dal rimanere crea una sorta di permanenza e l'attenuarsi della distnza passa in ogni istante, dove il crederci è il primo pensiero.

....disponibile su...www.lietocolle.it



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dago95


venerdì, 28 novembre 2008

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Io vivo nelle cose in cui posso

tornare...nei ricordi che

conservo...trasformando la memoria in

un atto d'amore...inseguo quei

momenti struggenti

impossessandomene, vincolandoli alla

mia malinconia.Amo in questo

modo...nella piccolezza dei gesti di cui

mi approprio.Nella densità di ciò che

 posso imprimere.Amo senza spandere

 senza diffondere.Amo sottraendomi.


ALESSANDRO ASSIRI







mercoledì, 26 novembre 2008

POESIA DEL GIORNO: Alessandro Assiri e Chiara De Luca in un canzoniere a quattro mani

Scritto da: Ottavio Rossani alle 09:00

I libri scritti a quattro mani non mi hanno mai entusiasmato. E tanto meno le raccolte di poesia scritte da due persone che vogliono mostrare un'unità d'intenti, se non di ispirazione. Ho sempre pensato, e verificato dal vivo leggendo opere di questo genere, che di solito non c'è affatto unità di stile nei due autori e non c'è per niente quell'afflato che connota la poesia.
Questa premessa per dire che invece ora ho letto un libro che  due scrittori, un uomo e una donna, nell'articolazione del dialogo tra loro, alternando i loro testi, danno una buona prova di poesia scritta appunto a quattro mani. Sto parlando del libro sui passi per non rimanere (Fara, 2008, pagg. 58, Euro 10,00) di Alessandro Assiri e Chiara De Luca, due poeti che finora avevano camminato divisi e avevano pubblicato raccolte che avevano ottenuto buona accoglienza critica. Di Aleesandro Assiri va ricordato Il giardino dei pensieri recisi (LietoColle, 2007); di Chiara De Luca il poemettto La notte salva (Fara, 2008). In questo "dialogo" a due voci, lui nelle pagina pari, lei in quelle dispari, raggiungono un diapason comune che permette una lettura non solo gradevole ma ricca di sollecitazioni. I versi esprimono dubbi, incertezze, insicurezze, ma anche trasporto, passione, desideri, speranze. La maggiore intensità si trova nelle poesie d'amore, in cui i pensieri si intrecciano con le emozioni. Pubblico due quadri (tratti dalla seconda delle tre sezioni) che si richiamano e si completano.

A volte ti ricevo come una visita
inaspettata
quando metto in fila tutti i quasi
i magari storti di tutti gli altri versi
adesso che sei entrata nelle pagine
e debbo sporcarmi le mani
nell'aprirti per accoglierti adagio
              Alessandro Assiri

 

Forse per aver svestito a lungo le parole
immobile spiato dietro vetri inesistenti
premuto forte porte aperte per scoprire
nessuno a sporcare il bianco dell'attesa
l'urgenza segna adesso l'andatura
di un dire che non ha più il tempo
di bussare
                     Chiara de Luca

Da sui passi per non rimanere (Fara, 2008)

 

Il titolo è derivato dal verso iniziale di Alessandro Assiri ("sono sui passi per non rimanere/ come ieri, o era un altro magari"). Le sequenze del colloquio tra i due che si sono incontrati, capiti, avvicinati, e "confessati", si sciolgono con dolcezza, ma anche con malinconia, verso una sintonia d'affetti e di pensieri. E tuttavia permangono le diversità: di caratteri e di proposte. Scrive Assiri nella sua premessa: "... stiamo diventando suoni che si dimenticano in fretta, parole che nessuno ricorda,... come possiamo solo sperare di rimanere... È la velocità  con cui si accede e si eccede a condannare le parole all'oblio..." e conclude che manca il luogo dove abitare con le proprie parole. E Chiara De Luca risponde nella sua premessa: "... La poesia ci ha fatto incontrare. La poesia ci fa comunicare. E ci sto bene. Ora siamo due... e poi saranno altri due. E poi altri ancora. Fiori che spuntano dagli interstizi dell'asfalto. Vite brevi, forse. Ma lampi. Luce". E parlano di attese, bottiglie che arriveranno dal mare, di sillabe nel vento da rimettere insieme per ritriovare un senso, sia pure casuale, del tempo che corre e si disperde, di occhi che sanno guardare, ma anche di chimere, di distanze, di ritorni, di luce, di derive, di pensieri, di silenzio, di passi, di vento. Insomma, fanno riemergere da lontane memorie tutti gli elementi che fanno poesia e li alchimizzano per la loro euforia. La fusione, che non annulla le singole identità, funziona nell'invenzione poetica. o.ross.
 







giovedì, 13 novembre 2008

 

libro chiara ale

www.faraeditore.it/

...Ero su una spiaggia, ero stranamente sprovvista di penna e taccuino, dunque degli attrezzi del mestiere. E quando mi è passato per la testa un verso, ho avuto il sospetto che non fosse il caso di svegliare il vicino d’asciugamano. Ho sentito che dovevo acchiappare al volo quelle parole, digitarle, e spedirle ad Alessandro.
Perché così è nato questo libro: via sms, in treno, vagando per la Romagna, aspettando il bus, facendo la fila al supermercato. Via email, la notte, all’alba, o in qualche internet point incrociato di strada.
Ecco perché la poesia. Comunicare l’urgenza.
Cercare qualcuno che la senta e accolga. Incontrarsi. La poesia dovrebbe essere materia di studio della fisiognomica. È gesto e postura. È ciò che non possiamo esprimere con le parole consuete, cui però inconsciamente vogliamo dar corpo. E lo guardiamo
stupiti come una foto rubata di noi.» (Chiara De Luca)

 

 







martedì, 11 novembre 2008

passione

...Le sue dita lo toccavano leggere, poi divenivano frenetiche, premevano a

fondo nella carne, fin quasi a fargli male, come per assicurarsi con violenza

della sua realtà. Queste erano le sensazioni esterne dei corpi che

manifestavano e scoprivano a vicenda. Dopo tanto toccarsi, erano come dei

 drogati. I loro gesti erano lenti e sognanti, le loro mani pesanti. La bocca di

lui sempre dischiusa. Quanto miele fluiva dal corpo di lei! ....

da "Il Delta di Venere" di Anais Nin (1969)